lanci come si eseguono
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lanci come si eseguono
impariamo a lanciare ci sono molti tipi di lanci li spiegheremo uno alla volta
Per gentile concessione di Massimo Magliocco e della FFM"
Diventare un bravo lanciatore è forse la piu grande aspirazione di ogni PAM
Ed in effetti il fascino di questa attività è innegabile, chi di noi non è rimasto stregato dal vedere quella di coda di topo che volteggia nell'aria quasi per magia?
Lanciare bene è un risultato alla portata di tutti, un po' di impegno e di costanza nell'allenamento ci consentiranno di ottenere risultati eccellenti, anche se un corso con un bravo istruttore è indubbiamente un passaggio quasi obbligato per chi vuole davvero imparare.
In questa sezione ecco quindi riportati i concetti tecnico-teorici di base, quelli che la nostra scuola cerca di evolvere ed insegnare ai corsi e che vede i nostri istruttori sempre impegnati in stage di miglioramento tecnico e didattico.
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Per gentile concessione di Massimo Magliocco e della FFM"
Diventare un bravo lanciatore è forse la piu grande aspirazione di ogni PAM
Ed in effetti il fascino di questa attività è innegabile, chi di noi non è rimasto stregato dal vedere quella di coda di topo che volteggia nell'aria quasi per magia?
Lanciare bene è un risultato alla portata di tutti, un po' di impegno e di costanza nell'allenamento ci consentiranno di ottenere risultati eccellenti, anche se un corso con un bravo istruttore è indubbiamente un passaggio quasi obbligato per chi vuole davvero imparare.
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Ultima modifica di ondulandes il Lun Ott 11, 2010 11:03 am, modificato 2 volte

ondulandes- moderator

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Data d'iscrizione: 08.06.10
il lancio tagliato
Il tagliato è un lancio che si esegue quando alle spalle esiste una folta vegetazione ed è impossibile allungare la coda dietro.
Per eseguire bene il tagliato si dovrà sfruttare quello che il fiume offre e quindi la tensione superficiale dell'acqua che si presta molto bene allo scopo.
La prima operazione da fare è quella di eseguire una spirale molto ampia con lo scopo di far arrivare sulla nostra destra il finale e farlo depositare in acqua. Il finale quindi aderirà sulla superficie liquida ancorandosi su di essa e sarà proprio questo ancoraggio che si dovrà sfruttare.
Immediatamente dopo e senza fermarsi un solo attimo, si scenderà in basso con la canna mantenendo il palmo della mano che la sorregge verso l'alto come naturale continuazione della spirale appena eseguita. Questa posizione della canna è estremamente importante in relazione all'esecuzione finale del lancio che si traduce in una spinta direzionale verso l'obbiettivo prefissato.
In altre parole, partendo con la canna molto bassa sull'acqua si dovrà spingere "tagliando" il lancio, cioè con un avanzamento e un M.S. finale in avanti con la canna orizzontale avanzando il pedone per farlo caricare, operazione molto difficile se non impossibile da effettuare con la vetta della canna, la quale entrerà in azione solo per direzionare la mosca sull'obbiettivoLa mano sinistra ha un ruolo importantissimo in quanto potendo contare solamente su la tensione dell'acqua una buona trazione con la sinistra si rende quantomai indispensabile.
Se tutta l'operazione è stata eseguita bene la coda partirà discretamente veloce senza che abbia necessità di spazi indietro. Del resto il tagliato non ha un lancio indietro ma si basa su un sistema di tensioni costanti che vengono generate dalla spirale e dal finale ancorati sull'acqua. La coda oltrepasserà le spalle del pescatore solo di pochi centimetri poiché la vetta della canna immediatamente dopo la spirale tenderà a spostarsi leggermente indietro.
Per eseguire bene il tagliato si dovrà sfruttare quello che il fiume offre e quindi la tensione superficiale dell'acqua che si presta molto bene allo scopo.
La prima operazione da fare è quella di eseguire una spirale molto ampia con lo scopo di far arrivare sulla nostra destra il finale e farlo depositare in acqua. Il finale quindi aderirà sulla superficie liquida ancorandosi su di essa e sarà proprio questo ancoraggio che si dovrà sfruttare.
Immediatamente dopo e senza fermarsi un solo attimo, si scenderà in basso con la canna mantenendo il palmo della mano che la sorregge verso l'alto come naturale continuazione della spirale appena eseguita. Questa posizione della canna è estremamente importante in relazione all'esecuzione finale del lancio che si traduce in una spinta direzionale verso l'obbiettivo prefissato.
In altre parole, partendo con la canna molto bassa sull'acqua si dovrà spingere "tagliando" il lancio, cioè con un avanzamento e un M.S. finale in avanti con la canna orizzontale avanzando il pedone per farlo caricare, operazione molto difficile se non impossibile da effettuare con la vetta della canna, la quale entrerà in azione solo per direzionare la mosca sull'obbiettivoLa mano sinistra ha un ruolo importantissimo in quanto potendo contare solamente su la tensione dell'acqua una buona trazione con la sinistra si rende quantomai indispensabile.
Se tutta l'operazione è stata eseguita bene la coda partirà discretamente veloce senza che abbia necessità di spazi indietro. Del resto il tagliato non ha un lancio indietro ma si basa su un sistema di tensioni costanti che vengono generate dalla spirale e dal finale ancorati sull'acqua. La coda oltrepasserà le spalle del pescatore solo di pochi centimetri poiché la vetta della canna immediatamente dopo la spirale tenderà a spostarsi leggermente indietro.

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Il Lancio Ondulato, Spirale e Piccolo Roller
L'ondulato e la spirale oltre che per sollevare la mosca dall'acqua senza generare scie, rumori dannosi e inzuppamento della mosca, sono lanci che servono anche come base per altri lanci come ad esempio il lancio Ondulato.
L'esecuzione del lancio ondulato è abbastanza semplice e quindi, sollevando la canna, si porta la vetta in alto in maniera relativamente lenta. Immediatamente dopo, andando verso la mosca con la canna per circa 30/40 cm per evitare di trascinare verso di noi la mosca, si scenderà ritardando la discesa della la vetta rispetto al pedone della canna e all'altezza del fianco si spingerà verso il basso con il pedone e poi per tutta la lunghezza della canna. Questo produrrà un'onda che arriverà fino alla mosca la quale si solleverà dall'acqua con delicatezza. Immediatamente dopo si dovrà rilanciare indietro per evitare che coda e/o finale sbattano sull'acqua.
Per la spirale bisogna compiere una sorta di ampio cerchio con la vetta della canna verso la direzione della corrente e andando, anche in questo caso, verso la mosca con la canna per circa 30/40 cm per evitare di trascinare verso di noi la mosca. Questo genererà una grossa spira che arriverà fin sopra la mosca sollevandola in maniera perfetta. Operando in verso antiorario nel momento che la vetta compie la fase discendente si darà la massima spinta.
Il Piccolo roller, come dice il nome, non è altro che un rilancio in asse della coda verso la mosca non appena questa, dopo una passata in pesca, sia arrivata a non più di 3/4 metri dal pescatore. È importante rilanciare parallelamente all'acqua per far sollevare meglio la moca che anziché essere riposata come nel roller vero e proprio, verrà rilanciata immediatamente indietro.
L'esecuzione del lancio ondulato è abbastanza semplice e quindi, sollevando la canna, si porta la vetta in alto in maniera relativamente lenta. Immediatamente dopo, andando verso la mosca con la canna per circa 30/40 cm per evitare di trascinare verso di noi la mosca, si scenderà ritardando la discesa della la vetta rispetto al pedone della canna e all'altezza del fianco si spingerà verso il basso con il pedone e poi per tutta la lunghezza della canna. Questo produrrà un'onda che arriverà fino alla mosca la quale si solleverà dall'acqua con delicatezza. Immediatamente dopo si dovrà rilanciare indietro per evitare che coda e/o finale sbattano sull'acqua.
Per la spirale bisogna compiere una sorta di ampio cerchio con la vetta della canna verso la direzione della corrente e andando, anche in questo caso, verso la mosca con la canna per circa 30/40 cm per evitare di trascinare verso di noi la mosca. Questo genererà una grossa spira che arriverà fin sopra la mosca sollevandola in maniera perfetta. Operando in verso antiorario nel momento che la vetta compie la fase discendente si darà la massima spinta.
Il Piccolo roller, come dice il nome, non è altro che un rilancio in asse della coda verso la mosca non appena questa, dopo una passata in pesca, sia arrivata a non più di 3/4 metri dal pescatore. È importante rilanciare parallelamente all'acqua per far sollevare meglio la moca che anziché essere riposata come nel roller vero e proprio, verrà rilanciata immediatamente indietro.

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Lancio in angolazione - La fisica
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La pesca a mosca è un insieme di elementi. Tra questi la gestione della coda di topo assume un'importanza straordinaria poiché tutto, inesorabilmente, è ad essa collegato.
Se si chiedesse ad un pam di fare una lista di argomenti prettamente tecnici in relazione alla pesca a mosca, sicuramente costui ai primi posti metterebbe il lancio, le canne i mulinelli e quant'altro faccia parte della dinamica e dell'attrezzatura di questa nostra stupenda passione. Ma se questi argomenti fanno parte di diritto di questa ipotetica lista e quindi degni di essere elencati tra gli elementi insostituibili del "grande libro" della tecnica della pesca a mosca, va sottolineato che altre componenti formano questo importante e variegato puzzle. Alcune di queste sono fondamentali e credo che tutti i pam dovrebbero con il tempo esserne padroni o quantomeno conoscerne l'importanza. Tra queste segnalerei ad esempio come ci si rapporta con un corso d'acqua in relazione alla sua conformazione e cioè se ha una velocità blanda e quindi un andamento quiete e costante come una risorgiva, oppure cambia ripetutamente conformazione con acque veloci e correnti che si intrecciano come in un torrente, oppure come il pescatore si comporta in un certo ambiente o quale artificiale, inteso come massa d'ombra o elasticità piuttosto che la sua tolleranza alle correnti, è consigliabile utilizzare in quel luogo. Quindi parlare di tecnica della pesca a mosca è, a mio avviso, decisamente impegnativo ma nello stesso momento stimola di molto la mia voglia di esporre il mio modo di interpretarla. Sarà il tempo che ci dirà se tutto quello che dirò è risultato valido e quindi è andato ad integrare il bagaglio di esperienza dei lettori o meno. Premesso ciò, va sottolineato che la pesca a mosca in Italia ha ormai raggiunto un livello molto elevato da fare addirittura invidia a quella di oltralpe. Sarà perché noi italiani abbiamo nel nostro DNA quella facoltà di far evolvere le cose in maniera positiva, sarà che l'apprendimento dei concetti spesso ci riesce molto più facilmente, sarà per questi ed altri motivi che comunque riusciamo a fare meglio e più in fretta degli altri. Chi pesca a mosca da più di trenta anni si ricorderà probabilmente che quando è venuto a contatto con il mondo del fly fishing, si è reso immediatamente conto che stava di fronte ad un qualcosa di particolare fatto di tecnica evoluta, dove era fondamentale capire i concetti della dinamica, intesa come fisica. Il tutto però era miscelato ad una sorta di "superiorità" che il pam dell'epoca mostrava verso i "poveri" pescatori al tocco, in altre parole la classica "puzza sotto il naso" che questi ostentava andando in giro per i fiumi vestito con un abbigliamento particolarissimo e con la pipa in bocca. Tutto ciò quindi, proiettava il neo-moschista in un mondo estremamente diverso dal suo fatto di case semplici e rustiche, un mondo in cui era facile perdersi anche per "l'ignoranza", chiamiamola così, che c'era nei confronti della tecnica da parte di coloro deputati alla sua divulgazione che, poverini, erano poco informati e per lo più quel poco se lo erano dovuti imparare da soli. Pochi potevano permettersi di avere come maestri i "vecchi" nomi della pam nazionale che tutti conosciamo più per l'esiguo numero che rappresentavano che per un puro fatto economico, i quali potevano dare quelle basi che ti mettevano in condizione di iniziare con il piede giusto e quindi di avere una buona percentuale di continuare e sviluppare la tecnica.
UNA COMPONENTE, IL LANCIO: Entrando nel dettaglio andrei ad iniziare a trattare quegli elementi di cui si diceva sopra analizzando nei vari numeri della rivista e quindi nel tempo, quelli più importanti tenendo così quel filo conduttore teso ad una logica di continuità. Inizierei con una parte a me molto cara ovvero il lancio visto non solo sotto l'aspetto puramente tecnico ma anche, chiamiamolo così, filosofico analizzandone, almeno in questo primo articolo, quegli argomenti che ne formano l'ossatura dinamica. Cercherò nei prossimi numeri di analizzare anche i cosiddetti lanci "specifici" cioè quelli atti ad uno scopo preciso per passare poi a vedere nel dettaglio a come rapportarsi con il fiume specialmente le acque veloci, cercando di farlo a 360° , in altre parole come affrontare il fiume nel modo migliore. Da quando esiste la pesca a mosca l'obbiettivo primario di questa tecnica è quello di far arrivare a destinazione l'artificiale nel modo migliore affinché quest'ultimo faccia reagire il pesce. Per far ciò si utilizza un'attrezzatura idonea allo scopo messa al "servizio" di una dinamica finalizzata a far si che questa attrezzatura risponda a dovere. Lanciare una coda di topo non è ne più facile ne più difficile che lanciare con altre tecniche di pesca: tutte, indistintamente hanno bisogno di un minimo di impegno. Forse nella pesca a mosca questo impegno è leggermente maggiore ma tutti sono all'altezza di poter "comandare" sull'attrezzatura, l'importante è crederci ed impegnarsi il giusto e, come accade in tutte le cose, chi vuole può aumentare la sua abilità mettendola poi in relazione alla pesca e quindi avere più opportunità di altri. Oggi, con tutte le possibilità che ci sono in merito all'apprendimento e al perfezionamento del lancio, limitarsi a mandare avanti e indietro la coda credo sia molto riduttivo. Quante volte avete visto aggirarsi sui fiumi pescatori vestiti come alberi di natale con addosso un abbigliamento tecnico da sceicco e con un'attrezzatura faraonica e che magari si lanciano la coda sui piedi perché non sannofare di meglio ? Ecco, al di la del fatto che ognuno sa quanto è grande la sua tasca, credo che costoro dovrebbero mettere in conto anche un corso di lancio per perfezionarsi e quindi per aumentare la possibilità di pesca. In fondo la pesca che cos'è se non un divertimento ? E allora perché se si cerca sempre il meglio nella costruzione degli artificiali non si fa altrettanto per perfezionarsi con il lancio ? Tornando a coloro che pescano a mosca da più di venti anni, credo che non possono che essere d'accordo con me nell'affermare che quando anno/abbiamo iniziato se avessimo avuto a disposizione tutto ciò che hanno oggi i nuovi pam saremmo stati di molto avvantaggiati. In effetti allora ti dovevi accontentare del solo corso del club, se ti andava bene e ce n'era uno vicino casa, mentre oggi tra scuole, istruttori più o meno qualificati, riviste specializzate, video e, importantissimo, molta più gente che gira sui fiumi che sa lanciare e che ti fa capire che tra te e loro esiste la differenza, credo che in pochissimi anni si può, se si vuole, diventare degli ottimi lanciatori. Ho detto lanciatori e non pescatori perché il pescatore è un'altra cosa . In effetti, come ho più volte scritto, esistono tre categorie di pescatori a mosca e cioè il frequentatore di prati, l'esperto pescatore e l'esperto pescatore con una tecnica superiore. Il primo è colui è colui il quale da bravo teorico, ha in passato affinato la sua tecnica di lancio frequentando corsi presso qualche scuola ma nello stesso momento è quello che a pesca ci va praticamente mai. E' abilissimo a far volteggiare la coda di topo, altrettanto abile nello stingere i loop, estremamente bravo a fare il tutto coda, ma quando una volta l'anno si appresta ad affrontare le rive di un torrente o a cercare di insidiare qualche preda su di un lago, deve fare molta attenzione per non finire a mollo a causa della poca dimestichezza che possiede con l'elemento liquido. La seconda categoria è quella dell'esperto pescatore, cioè colui che fin da piccolo ha frequentato ifiumi e che ha pescato in tutte le maniere dal tocco allo spinning arrivando, come ultimo stadio, alla mosca imparando a lanciare con un corso di apprendimento eseguito presso un club o peggio ancora avendo imparato da solo o da qualche amico improvvisatosi istruttore. Costui ha un bagaglio di esperienza alieutica notevole sa tutto di trote e torrenti sa come affrontare l'acqua e come nascondersi alla vista dei salmonidi sa dove questi siano e con quale mosca in quel momento è necessario pescare, ma in situazioni in cui è necessario fare quel qualcosa di più per vincere quella corrente o per infilare la mosca in quel determinato punto, si arrende e sconsolato passa oltre. Infine c'è l'esperto pescatore ma con una tecnica superiore che è, a mio avviso, il massimo che può esserci. In effetti possiede tutte le caratteristiche dell'ultimo ma ha in più il privilegio di poter fare in acqua quello che vuole poiché in possesso di una tecnica superiore che sommata alla grossa esperienza acquisita sui fiumi ne fa, a mio avviso, l'esempio che ogni bravo moschista dovrebbe seguire.
INTRODUZIONE AL LANCIO:
Come già avrete letto, la filosofia della nostra scuola è quella di fare della continuità degli argomenti il filo conduttore della maggior parte degli articoli. Parlando di lancio quindi diventa fondamentale non saltare di palo in frasca ma seguire appunto una logica per far si che con il tempo si possa avere, come risultato, un argomento unico diviso per i numeri della rivista. Inizierò quindi a spiegare la fisica del lancio in tutte le sue parti con l'ausilio di disegni e foto soffermandomi in particolar modo sulle tematiche più importanti passando poi in rassegna tutti quei lanci specifici finalizzati al superamento di situazioni particolari sforzandomi di farlo sempre con un linguaggio semplice e comprensivo in particolar modo quando cercherò di spiegare quei concetti che stanno alla base della dinamica del lancio come le spinte, le tensioni di coda, la velocità e quant'altro, sia per le code leggere che per quelle pesanti. Ho avuto la fortuna in oltre venticinque anni mosca di stare fianco a fianco con alcuni tra i maestri della pam italiana dai quali ho appreso moltissimo come Roberto Pragliola, e di confrontarmi nella SIM facendone ormai parte da dodici anni, con i migliori lanciatori italiani. Un altro mio obbiettivo sempre in relazione all'argomento, è un analisi approfondita della canna, dove molto spesso i concetti tecnici sono causa di confusione tra i pescatori con l'obbiettivo di non far limitare un pescatore davanti ad una canna a constatare se le legature sono ben fatte o meno, ma contribuire a far capire se una canna è valida per un utilizzo piuttosto che per un altro. Alla fine si avrà una sorta di "corso teorico" completo il quale, anche se non ha la presunzione di far imparare a lanciare bene, può servire di complemento ad una buona pratica che, non dimentichiamolo mai, sta sempre alla base di tutto. Consentitemi di esternare una piccola soddisfazione personale poiché girando per l'Italia ho incontrato molti pescatori che hanno approfondito la tecnica di lancio leggendo i miei articoli ma cosa importante, capendo quei concetti che fino ad allora gli erano rimasti oscuri o quasi. Anche questo ha contribuito a farmi iniziare questa avventura con lo spirito e l'entusiasmo giusto.
LA FISICA DEL LANCIO:
Se è vero che la nostra tecnica di lancio si basa su tempi e controllo delle spinte, è altrettanto vero che per il suo apprendimento è necessaria la giusta voglia di imparare e approfondire i concetti che stanno alla base del lancio. Questo è fondamentale per far si che tutto ciò che poi completa il lancio, diventi molto ma molto più chiaro. Entriamo dunque nel dettaglio e iniziamo a parlare di come una spinta, che altro non è che una forza impressa alla canna, vada ad influenzare la coda di topo e quindi a mettere in moto tutto quel meccanismo teso a far arrivare nel punto giusto, ma ancor di più nel modo giusto, il nostro artificiale. Iniziamo a suddividere le attrezzature con cui si lancia in tre parti ovvero le canne corte e rapide, quelle medie e quelle lunghe e potenti. Le prime sono progettate per far si che la coda di topo possa essere proiettata con una coda leggera e quindi mandata avanti e indietro in velocità, elemento quest'ultimo di estrema importanza alla base di tutta una serie di lanci specifici, le seconde più lunghe si usano per lo più per pescare in ambienti ampi dove spesso è necessario fare più distanza, le terze sono invece progettate per far si che la coda, piuttosto pesante, possa essere proiettata a distanza, magari pescando nei laghi, ma ancor di più per far si che si possa lanciare bene un pesante o voluminoso artificiale. Questa prima divisione è importantissima poiché se è vero che molto della dinamica è condiviso dai tre tipi di attrezzature, è anche vero che alcuni ma importanti elementi, sono molto diversi tra loro. Per code leggere si intendono quelle che vanno dalla 1 alla 4, quelle intermedie sono la 5 e la 6, quelle pesanti dalla 7 in su. In linea di massima, al di la dell'attrezzatura usata, per far si che il nostro lancio sia efficace è fondamentale, in particolare per le code leggere, soddisfare alcune regole che stanno alla base del lancio e che possiamo dividere in:
1) Momento spinta
2) Asse
3) Accelerazione
4) Escursione del braccio
5) Giusto utilizzo della mano sinistra
La pesca a mosca è un insieme di elementi. Tra questi la gestione della coda di topo assume un'importanza straordinaria poiché tutto, inesorabilmente, è ad essa collegato.
Se si chiedesse ad un pam di fare una lista di argomenti prettamente tecnici in relazione alla pesca a mosca, sicuramente costui ai primi posti metterebbe il lancio, le canne i mulinelli e quant'altro faccia parte della dinamica e dell'attrezzatura di questa nostra stupenda passione. Ma se questi argomenti fanno parte di diritto di questa ipotetica lista e quindi degni di essere elencati tra gli elementi insostituibili del "grande libro" della tecnica della pesca a mosca, va sottolineato che altre componenti formano questo importante e variegato puzzle. Alcune di queste sono fondamentali e credo che tutti i pam dovrebbero con il tempo esserne padroni o quantomeno conoscerne l'importanza. Tra queste segnalerei ad esempio come ci si rapporta con un corso d'acqua in relazione alla sua conformazione e cioè se ha una velocità blanda e quindi un andamento quiete e costante come una risorgiva, oppure cambia ripetutamente conformazione con acque veloci e correnti che si intrecciano come in un torrente, oppure come il pescatore si comporta in un certo ambiente o quale artificiale, inteso come massa d'ombra o elasticità piuttosto che la sua tolleranza alle correnti, è consigliabile utilizzare in quel luogo. Quindi parlare di tecnica della pesca a mosca è, a mio avviso, decisamente impegnativo ma nello stesso momento stimola di molto la mia voglia di esporre il mio modo di interpretarla. Sarà il tempo che ci dirà se tutto quello che dirò è risultato valido e quindi è andato ad integrare il bagaglio di esperienza dei lettori o meno. Premesso ciò, va sottolineato che la pesca a mosca in Italia ha ormai raggiunto un livello molto elevato da fare addirittura invidia a quella di oltralpe. Sarà perché noi italiani abbiamo nel nostro DNA quella facoltà di far evolvere le cose in maniera positiva, sarà che l'apprendimento dei concetti spesso ci riesce molto più facilmente, sarà per questi ed altri motivi che comunque riusciamo a fare meglio e più in fretta degli altri. Chi pesca a mosca da più di trenta anni si ricorderà probabilmente che quando è venuto a contatto con il mondo del fly fishing, si è reso immediatamente conto che stava di fronte ad un qualcosa di particolare fatto di tecnica evoluta, dove era fondamentale capire i concetti della dinamica, intesa come fisica. Il tutto però era miscelato ad una sorta di "superiorità" che il pam dell'epoca mostrava verso i "poveri" pescatori al tocco, in altre parole la classica "puzza sotto il naso" che questi ostentava andando in giro per i fiumi vestito con un abbigliamento particolarissimo e con la pipa in bocca. Tutto ciò quindi, proiettava il neo-moschista in un mondo estremamente diverso dal suo fatto di case semplici e rustiche, un mondo in cui era facile perdersi anche per "l'ignoranza", chiamiamola così, che c'era nei confronti della tecnica da parte di coloro deputati alla sua divulgazione che, poverini, erano poco informati e per lo più quel poco se lo erano dovuti imparare da soli. Pochi potevano permettersi di avere come maestri i "vecchi" nomi della pam nazionale che tutti conosciamo più per l'esiguo numero che rappresentavano che per un puro fatto economico, i quali potevano dare quelle basi che ti mettevano in condizione di iniziare con il piede giusto e quindi di avere una buona percentuale di continuare e sviluppare la tecnica.
UNA COMPONENTE, IL LANCIO: Entrando nel dettaglio andrei ad iniziare a trattare quegli elementi di cui si diceva sopra analizzando nei vari numeri della rivista e quindi nel tempo, quelli più importanti tenendo così quel filo conduttore teso ad una logica di continuità. Inizierei con una parte a me molto cara ovvero il lancio visto non solo sotto l'aspetto puramente tecnico ma anche, chiamiamolo così, filosofico analizzandone, almeno in questo primo articolo, quegli argomenti che ne formano l'ossatura dinamica. Cercherò nei prossimi numeri di analizzare anche i cosiddetti lanci "specifici" cioè quelli atti ad uno scopo preciso per passare poi a vedere nel dettaglio a come rapportarsi con il fiume specialmente le acque veloci, cercando di farlo a 360° , in altre parole come affrontare il fiume nel modo migliore. Da quando esiste la pesca a mosca l'obbiettivo primario di questa tecnica è quello di far arrivare a destinazione l'artificiale nel modo migliore affinché quest'ultimo faccia reagire il pesce. Per far ciò si utilizza un'attrezzatura idonea allo scopo messa al "servizio" di una dinamica finalizzata a far si che questa attrezzatura risponda a dovere. Lanciare una coda di topo non è ne più facile ne più difficile che lanciare con altre tecniche di pesca: tutte, indistintamente hanno bisogno di un minimo di impegno. Forse nella pesca a mosca questo impegno è leggermente maggiore ma tutti sono all'altezza di poter "comandare" sull'attrezzatura, l'importante è crederci ed impegnarsi il giusto e, come accade in tutte le cose, chi vuole può aumentare la sua abilità mettendola poi in relazione alla pesca e quindi avere più opportunità di altri. Oggi, con tutte le possibilità che ci sono in merito all'apprendimento e al perfezionamento del lancio, limitarsi a mandare avanti e indietro la coda credo sia molto riduttivo. Quante volte avete visto aggirarsi sui fiumi pescatori vestiti come alberi di natale con addosso un abbigliamento tecnico da sceicco e con un'attrezzatura faraonica e che magari si lanciano la coda sui piedi perché non sannofare di meglio ? Ecco, al di la del fatto che ognuno sa quanto è grande la sua tasca, credo che costoro dovrebbero mettere in conto anche un corso di lancio per perfezionarsi e quindi per aumentare la possibilità di pesca. In fondo la pesca che cos'è se non un divertimento ? E allora perché se si cerca sempre il meglio nella costruzione degli artificiali non si fa altrettanto per perfezionarsi con il lancio ? Tornando a coloro che pescano a mosca da più di venti anni, credo che non possono che essere d'accordo con me nell'affermare che quando anno/abbiamo iniziato se avessimo avuto a disposizione tutto ciò che hanno oggi i nuovi pam saremmo stati di molto avvantaggiati. In effetti allora ti dovevi accontentare del solo corso del club, se ti andava bene e ce n'era uno vicino casa, mentre oggi tra scuole, istruttori più o meno qualificati, riviste specializzate, video e, importantissimo, molta più gente che gira sui fiumi che sa lanciare e che ti fa capire che tra te e loro esiste la differenza, credo che in pochissimi anni si può, se si vuole, diventare degli ottimi lanciatori. Ho detto lanciatori e non pescatori perché il pescatore è un'altra cosa . In effetti, come ho più volte scritto, esistono tre categorie di pescatori a mosca e cioè il frequentatore di prati, l'esperto pescatore e l'esperto pescatore con una tecnica superiore. Il primo è colui è colui il quale da bravo teorico, ha in passato affinato la sua tecnica di lancio frequentando corsi presso qualche scuola ma nello stesso momento è quello che a pesca ci va praticamente mai. E' abilissimo a far volteggiare la coda di topo, altrettanto abile nello stingere i loop, estremamente bravo a fare il tutto coda, ma quando una volta l'anno si appresta ad affrontare le rive di un torrente o a cercare di insidiare qualche preda su di un lago, deve fare molta attenzione per non finire a mollo a causa della poca dimestichezza che possiede con l'elemento liquido. La seconda categoria è quella dell'esperto pescatore, cioè colui che fin da piccolo ha frequentato ifiumi e che ha pescato in tutte le maniere dal tocco allo spinning arrivando, come ultimo stadio, alla mosca imparando a lanciare con un corso di apprendimento eseguito presso un club o peggio ancora avendo imparato da solo o da qualche amico improvvisatosi istruttore. Costui ha un bagaglio di esperienza alieutica notevole sa tutto di trote e torrenti sa come affrontare l'acqua e come nascondersi alla vista dei salmonidi sa dove questi siano e con quale mosca in quel momento è necessario pescare, ma in situazioni in cui è necessario fare quel qualcosa di più per vincere quella corrente o per infilare la mosca in quel determinato punto, si arrende e sconsolato passa oltre. Infine c'è l'esperto pescatore ma con una tecnica superiore che è, a mio avviso, il massimo che può esserci. In effetti possiede tutte le caratteristiche dell'ultimo ma ha in più il privilegio di poter fare in acqua quello che vuole poiché in possesso di una tecnica superiore che sommata alla grossa esperienza acquisita sui fiumi ne fa, a mio avviso, l'esempio che ogni bravo moschista dovrebbe seguire.
INTRODUZIONE AL LANCIO:
Come già avrete letto, la filosofia della nostra scuola è quella di fare della continuità degli argomenti il filo conduttore della maggior parte degli articoli. Parlando di lancio quindi diventa fondamentale non saltare di palo in frasca ma seguire appunto una logica per far si che con il tempo si possa avere, come risultato, un argomento unico diviso per i numeri della rivista. Inizierò quindi a spiegare la fisica del lancio in tutte le sue parti con l'ausilio di disegni e foto soffermandomi in particolar modo sulle tematiche più importanti passando poi in rassegna tutti quei lanci specifici finalizzati al superamento di situazioni particolari sforzandomi di farlo sempre con un linguaggio semplice e comprensivo in particolar modo quando cercherò di spiegare quei concetti che stanno alla base della dinamica del lancio come le spinte, le tensioni di coda, la velocità e quant'altro, sia per le code leggere che per quelle pesanti. Ho avuto la fortuna in oltre venticinque anni mosca di stare fianco a fianco con alcuni tra i maestri della pam italiana dai quali ho appreso moltissimo come Roberto Pragliola, e di confrontarmi nella SIM facendone ormai parte da dodici anni, con i migliori lanciatori italiani. Un altro mio obbiettivo sempre in relazione all'argomento, è un analisi approfondita della canna, dove molto spesso i concetti tecnici sono causa di confusione tra i pescatori con l'obbiettivo di non far limitare un pescatore davanti ad una canna a constatare se le legature sono ben fatte o meno, ma contribuire a far capire se una canna è valida per un utilizzo piuttosto che per un altro. Alla fine si avrà una sorta di "corso teorico" completo il quale, anche se non ha la presunzione di far imparare a lanciare bene, può servire di complemento ad una buona pratica che, non dimentichiamolo mai, sta sempre alla base di tutto. Consentitemi di esternare una piccola soddisfazione personale poiché girando per l'Italia ho incontrato molti pescatori che hanno approfondito la tecnica di lancio leggendo i miei articoli ma cosa importante, capendo quei concetti che fino ad allora gli erano rimasti oscuri o quasi. Anche questo ha contribuito a farmi iniziare questa avventura con lo spirito e l'entusiasmo giusto.
LA FISICA DEL LANCIO:
Se è vero che la nostra tecnica di lancio si basa su tempi e controllo delle spinte, è altrettanto vero che per il suo apprendimento è necessaria la giusta voglia di imparare e approfondire i concetti che stanno alla base del lancio. Questo è fondamentale per far si che tutto ciò che poi completa il lancio, diventi molto ma molto più chiaro. Entriamo dunque nel dettaglio e iniziamo a parlare di come una spinta, che altro non è che una forza impressa alla canna, vada ad influenzare la coda di topo e quindi a mettere in moto tutto quel meccanismo teso a far arrivare nel punto giusto, ma ancor di più nel modo giusto, il nostro artificiale. Iniziamo a suddividere le attrezzature con cui si lancia in tre parti ovvero le canne corte e rapide, quelle medie e quelle lunghe e potenti. Le prime sono progettate per far si che la coda di topo possa essere proiettata con una coda leggera e quindi mandata avanti e indietro in velocità, elemento quest'ultimo di estrema importanza alla base di tutta una serie di lanci specifici, le seconde più lunghe si usano per lo più per pescare in ambienti ampi dove spesso è necessario fare più distanza, le terze sono invece progettate per far si che la coda, piuttosto pesante, possa essere proiettata a distanza, magari pescando nei laghi, ma ancor di più per far si che si possa lanciare bene un pesante o voluminoso artificiale. Questa prima divisione è importantissima poiché se è vero che molto della dinamica è condiviso dai tre tipi di attrezzature, è anche vero che alcuni ma importanti elementi, sono molto diversi tra loro. Per code leggere si intendono quelle che vanno dalla 1 alla 4, quelle intermedie sono la 5 e la 6, quelle pesanti dalla 7 in su. In linea di massima, al di la dell'attrezzatura usata, per far si che il nostro lancio sia efficace è fondamentale, in particolare per le code leggere, soddisfare alcune regole che stanno alla base del lancio e che possiamo dividere in:
1) Momento spinta
2) Asse
3) Accelerazione
4) Escursione del braccio
5) Giusto utilizzo della mano sinistra

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Il Lancio sottovetta
Il Lancio sottovetta
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Esistono diversi lanci finalizzati a penetrare sotto la vegetazione, alcuni più difficili da eseguire, altri meno; tra questi il sottovetta totale è tra quelli più efficaci e nello stesso momento non presenta per la sua esecuzione particolari difficoltà. ì
Se analizziamo la dinamica del sottovetta totale, ci accorgeremo subito che e' il risultato di movimenti naturali, quasi spontanei. A differenza del sottovetta classico, quello totale si esegue in maniera estremamente differente. Per eseguirlo, come prima operazione si dovrà lanciare all'indietro mantenendo un piano orizzontale e, comunque, mantenendo la coda alle nostre spalle alla stessa altezza del vettino della canna.
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Mantenere alle spalle una coda parallela ci faciliterà il lancio in avanti evitando pericolose rotazioni del polso nel momento di far cambiare traiettoria alla coda. Effettuare i falsi lanci anch'essi in sottovetta ci permetterà di mantenere l'armonia del lancio e, cosa più importante, essere molto più precisi, in quanto, già nella fase di preparazione del lancio, si saranno "prese" le giuste distanze. In altre parole, se si eseguono i falsi lanci lanciando semplicemente in angolazione, si rischia nel lancio finale, se non si è particolarmente esperti, di mandare la mosca da tutt'altra parte. La dinamica del lancio atta a generare il cambio di piano (lancio in avanti) peculiare del sottovetta totale è la seguente: nella fase di rilancio in avanti si inizierà una rotazione del polso che deve proseguire su un piano inclinato verso l'alto fino al momento in cui la mano ha superato di almeno 25/30 cm il nostro fianco. Si noterà, già nella fase di ripartenza, all'inizio della rotazione, che il loop sarà parallelo alla superficie dell'acqua e che la coda passerà ad una quota inferiore rispetto a quella della vetta della canna.
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Tornando al momento in cui la canna ha superato di almeno 25/30 cm il nostro fianco, questo preciso punto è l'inizio del M.S. che, comunque, deve trovare il polso non ancora del tutto raddrizzato ma aperto di almeno 30°; a questo punto inizierà la roto-traslazione finale del polso, quella che definiamo "cucchiaiata" che è poi il cuore del lancio; contemporaneamente si porterà la vetta della canna verso l'alto per due motivi: il primo è di evitare di battere con la coda in acqua e il secondo è quello di incrementare il dislivello tra coda ferma e coda in movimento che è poi l'elemento che permette di disegnare il caratteristico profilo della coda nel sottovetta totale che a differenza di quello classico ha come elemento caratteristico, un loop a "V" orizzontale. La sinistra dovrà essere utilizzata con una mini-doppia trazione poiché la trazione costante o la mano ferma, in questo caso, non darebbero la giusta tensione che il lancio necessita, a causa di una dinamica orizzontale e di un continuo cambiamento del piano di lancio. Il risultato finale darà quindi una canna inclinata verso l'alto, una coda ferma e angolata verso il basso e un loop orizzontale. Il movimento in effetti e' più semplice di quanto si possa pensare, l'importante e' che venga effettuato senza stop ovvero con un movimento unico. Tra la coda ferma e quella in movimento si dovrà vedere il classico disegno ad angolo acuto senza nessun loop divergente, che è, invece, il risultato di chi esegue il sottovetta classico che finalizza la sua dinamica a far cambiare il piano di lancio della coda da verticale a orizzontale.
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Il sottovetta totale, e' un lancio che può essere utilizzato anche per altri scopi. A differenza della sua esecuzione in velocità, si può far si che diventi un curvo. Per ottenere questo risultato si dovrà agire sulla mano sinistra che rilasciando anticipatamente la coda smorzerà la velocità impressa mantenendo così inalterato quel loop orizzontale che diverrà una volta posato in acqua, un curvo vero e proprio.
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In conclusione, il sottovetta totale può essere considerato a pieno titolo un lancio da 'pesca' intendendo un lancio finalizzato a facilitare il superamento di alcune situazioni reali. Questa sottolineatura è per ribadire che molti lanci vengono erroneamente definiti lanci da "prato", nel senso che sono più spettacolari che pratici, per alcuni questo può essere vero, ma non e' sicuramente il caso del sottovetta totale.
ERRORI E CAUSE
Se effettuando un lancio sottovetta totale ci si rende conto che i risultati non sono soddisfacenti, si dovrà ricercare le cause in alcuni movimenti errati.
1) Coda che nella fase finale del lancio tende a sollevarsi.
Causa: Probabilmente nell'ultima fase del lancio, si e' ruotato troppo il vettino della canna verso l'alto.
2) Coda che picchia sull'acqua.
Causa: Errata nell'angolazione del lancio e/o canna che non si alza nell'ultima fase del lancio 3) Nella fase finale del lancio, mosca che resta indietro rispetto a finale e coda di topo.
Causa: Poca velocità con relativa perdita di tensione.
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Esistono diversi lanci finalizzati a penetrare sotto la vegetazione, alcuni più difficili da eseguire, altri meno; tra questi il sottovetta totale è tra quelli più efficaci e nello stesso momento non presenta per la sua esecuzione particolari difficoltà. ì
Se analizziamo la dinamica del sottovetta totale, ci accorgeremo subito che e' il risultato di movimenti naturali, quasi spontanei. A differenza del sottovetta classico, quello totale si esegue in maniera estremamente differente. Per eseguirlo, come prima operazione si dovrà lanciare all'indietro mantenendo un piano orizzontale e, comunque, mantenendo la coda alle nostre spalle alla stessa altezza del vettino della canna.
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Mantenere alle spalle una coda parallela ci faciliterà il lancio in avanti evitando pericolose rotazioni del polso nel momento di far cambiare traiettoria alla coda. Effettuare i falsi lanci anch'essi in sottovetta ci permetterà di mantenere l'armonia del lancio e, cosa più importante, essere molto più precisi, in quanto, già nella fase di preparazione del lancio, si saranno "prese" le giuste distanze. In altre parole, se si eseguono i falsi lanci lanciando semplicemente in angolazione, si rischia nel lancio finale, se non si è particolarmente esperti, di mandare la mosca da tutt'altra parte. La dinamica del lancio atta a generare il cambio di piano (lancio in avanti) peculiare del sottovetta totale è la seguente: nella fase di rilancio in avanti si inizierà una rotazione del polso che deve proseguire su un piano inclinato verso l'alto fino al momento in cui la mano ha superato di almeno 25/30 cm il nostro fianco. Si noterà, già nella fase di ripartenza, all'inizio della rotazione, che il loop sarà parallelo alla superficie dell'acqua e che la coda passerà ad una quota inferiore rispetto a quella della vetta della canna.
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Il sottovetta totale, e' un lancio che può essere utilizzato anche per altri scopi. A differenza della sua esecuzione in velocità, si può far si che diventi un curvo. Per ottenere questo risultato si dovrà agire sulla mano sinistra che rilasciando anticipatamente la coda smorzerà la velocità impressa mantenendo così inalterato quel loop orizzontale che diverrà una volta posato in acqua, un curvo vero e proprio.
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In conclusione, il sottovetta totale può essere considerato a pieno titolo un lancio da 'pesca' intendendo un lancio finalizzato a facilitare il superamento di alcune situazioni reali. Questa sottolineatura è per ribadire che molti lanci vengono erroneamente definiti lanci da "prato", nel senso che sono più spettacolari che pratici, per alcuni questo può essere vero, ma non e' sicuramente il caso del sottovetta totale.
ERRORI E CAUSE
Se effettuando un lancio sottovetta totale ci si rende conto che i risultati non sono soddisfacenti, si dovrà ricercare le cause in alcuni movimenti errati.
1) Coda che nella fase finale del lancio tende a sollevarsi.
Causa: Probabilmente nell'ultima fase del lancio, si e' ruotato troppo il vettino della canna verso l'alto.
2) Coda che picchia sull'acqua.
Causa: Errata nell'angolazione del lancio e/o canna che non si alza nell'ultima fase del lancio 3) Nella fase finale del lancio, mosca che resta indietro rispetto a finale e coda di topo.
Causa: Poca velocità con relativa perdita di tensione.

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Radente e sovrapposto
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Due lanci fra i piu spettacolari della tecnica italiana di lancio, due veri e propri capolavori di dinamica utili sia ad entrare sotto lavegetazione e a combattere il dragaggio...
Un tempo molti pensavano, e qualcuno ancora oggi, che il lancio nella pesca a mosca possedesse un'importanza secondaria, e il limitarsi solo a mandare avanti e indietro la coda di topo e al massimo essere in grado di effettuare degnamente qualche mending era più che sufficiente. Questa errata collocazione che per moltissimi anni il lancio ha avuto, ha limitato di conseguenza quella potenzialità che ogni pescatore possedeva, e l'arrendersi ad esempio dinanzi ad una trota in attività posta al di sotto di una fronda sporgente sulla riva opposta, veniva giustificato nell'affermare che li sotto era impossibile entrare. Questo concetto oggi non ha più nessun fondamento poichè, in generale, si può tranquillamente affermare che oramai la mosca può essere messa in qualunque punto del fiume e come si vuole, questo grazie proprio all'evoluzione del lancio.
Molte volte ho sentito dire dai vecchi pescatori che per pescare bene non è necessario essere degli esibizionisti, e non posso che essere d'accordo con questa tesi, ma dall'affermare questo a poter arrivare a piazzare la mosca dove si vuole, effettivamente troppo ce ne passa, come, per riprendere l'esempio di prima, entrare sotto la vegetazione e tentare di prendere la trota che la sotto si sente protetta. Premesso questo, diciamo che una delle mete di tutti i pescatori a mosca è appunto andare a bersaglio nei punti più difficili confermando la tesi che è più bello prendere una trotella 'difficile' che una trota 'facile' magari grossa. Quindi entrare sotto la vegetazione con la coda di topo è una di queste mete se non altro per la soddisfazione che può dare, ed uno dei lanci per poter esaudire questa esigenza è il Radente. Questo lancio che è forse quello che riassume un po' tutta la filosofia della velocità, può sembrare di difficile esecuzione, ed in effetti, se non insegnato da qualcuno in grado di saperlo fare, effettivamente lo è.
Il radente è un lancio che come si è detto ha la funzione di entrare sotto la vegetazione bassa sull'acqua, e per poterlo eseguire correttamente la coda di topo va fatta viaggiare parallelamente ed a pochi centimetri da questa. Il 'difficile' sta proprio nel soddisfare questa priorità, e a lancio avvenuto, è come se qualcuno tirasse dall'altro capo la coda di topo.
L'elemento primario per esaudire questa esigenza è l'altissima velocità che si dovrà imprimere alla coda per far questo sarà necessario operare in maniera diversa dal solito. La sua esecuzione prevede di impiegare, come parte primaria, il pedone della canna a differenza di quei lanci, chiamiamoli normali, che utilizzano prioritariamente il vettino. Questo per dei motivi tecnici basilari che andremo a vedere. In effetti il radente oltre che efficace è anche bello da vedersi e le operazioni per eseguirlo sono finalizzate a sfruttare al massimo gli spazi che il braccio ha a disposizione. Premesso che l'esecuzione sia del radente che de sovrapposto non è semplicissima, con questo articolo si vuole solo mettere a conoscenza il lettore dell'esistenza di questi lanci particolari.
Tornando al radente si parte con la canna abbastanza alta alle nostre spalle e perfettamente perpendicolare senza quindi nessuna inclinazione. Si scenderà verso il basso avendo cura di portare in avanti il pedone della canna e quindi il mulinello e tenere il vettino leggermente indietro rispetto a quest'ultimo. Il motivo di tale operazione è quello di caricare il pedone della canna piuttosto che altre parti della stessa. Andando avanti così sempre con il pedone avanzato e aumentando progressivamente la velocità, si scenderà in basso fino a distendere il braccio parallelamente al fianco del corpo o poco in avanti. Quando si è arrivati quasi alla distensione completa del braccio senza ruotare il polso, e questa è una operazione di estrema importanza, si imprimerà l'ultimo scatto espresso in uno spazio minimo e si scaricherà la canna. Il vettino fungerà da mirino e servirà ad indirizzare la coda di topo la quale viaggerà parallela alla superficie dell'acqua molto velocemente.
Il ruolo assunto dal pedone della canna è stato fondamentale in quanto caricandosi fin quasi a braccio disteso e scaricando poi la sua potenza in un minimo spazio a canna quasi parallela all'acqua, ha generato molta velocità e contemporaneamente la canna si troverà molto bassa e parallela all'acqua. In effetti il segreto per effettuare un buon lancio radente è proprio quello di scaricare all'ultimo il pedone della canna senza far ruotare assolutamente il polso. Nello stesso momento la sinistra avrà sempre tenuto in tensione la coda che come al solito nel momento di massima accelerazione avrà trazionato ulteriormente per poter dare più velocità alla coda.
Il rilascio di quest'ultima avverrà in ritardo quasi a distensione completata. La coda viaggerà per qualche metro praticamente parallela all'acqua e molto bassa, potendo entrare facilmente anche sotto le più basse fronde. In sintesi si può subito immaginare che in questo lancio se non si hanno sincronismo e velocità i risultati sono pressoché scarsi o nulli. Altro discorso va fatto per il sovrapposto, lancio di indiscussa efficacia. Il sovrapposto, che per grandi linee assomiglia un po' al radente, oltre che entrare sotto la vegetazione, possiede dei vantaggi come quello di combattere il dragaggio e di gestire molto bene, diciamo così, la corsa della mosca. Il sovrapposto non è un lancio parallelo come il radente ma, anche se come partenza è simile all'altro, alla fine avrà un'angolazione.
Il segreto di questo lancio è appunto quello di far arrivare per prima sull'acqua la parte iniziale della coda quella a cui si annoda il finale. Quest'ultimo viaggerà per forza di inerzia sopra di essa camminando a bassa velocità ed è questo in effetti lo scopo del lancio rendendolo di grande efficacia. Per la sua esecuzione, a differenza del radente si fletterà il poso, avanzando contemporaneamente il braccio di poco, nel momento in cui quest'ultimo sta quasi disteso lungo il fianco, facendo in tal modo assumere alla coda un andamento angolato, e rilasciando però in anticipo, e questa è l'operazione più importante, la coda di topo con la sinistra contemporaneamente all'adagiarsi in acqua della parte iniziale della coda. A questo punto la velocità iniziale che si era impressa alla coda, si smorzerà permettendo al finale di indirizzarsi a bassa velocità sull'obbiettivo Il segreto dell'efficacia di questo lancio sta appunto nella gestione del finale. In effetti rilasciando più o meno prima la coda di topo potremo o raggruppare il finale o indirizzare la mosca a bassa velocità sull'obiettivo. Per l'attrezzatura è d'obbligo una coda leggera DT massimo una 3 lanciata con una canna rapida che non sia assolutamente solo di punta pena il difficile caricamento del pedone della stessa.
ERRORI E CAUSE.
RADENTE
Errore Coda che fa una pancia al centro.
Cause Poca tensione di coda e/o rotazione della canna.
Errore Coda che picchia sull'acqua violentemente.
causa Errata angolazione in chiusura del lancio.
Errore Finale che scoppia in aria alla fine del lancio.
Causa Poca energia nel momento di spinta finale oltre ad un eventuale errata progettazione del finale
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Due lanci fra i piu spettacolari della tecnica italiana di lancio, due veri e propri capolavori di dinamica utili sia ad entrare sotto lavegetazione e a combattere il dragaggio...
Un tempo molti pensavano, e qualcuno ancora oggi, che il lancio nella pesca a mosca possedesse un'importanza secondaria, e il limitarsi solo a mandare avanti e indietro la coda di topo e al massimo essere in grado di effettuare degnamente qualche mending era più che sufficiente. Questa errata collocazione che per moltissimi anni il lancio ha avuto, ha limitato di conseguenza quella potenzialità che ogni pescatore possedeva, e l'arrendersi ad esempio dinanzi ad una trota in attività posta al di sotto di una fronda sporgente sulla riva opposta, veniva giustificato nell'affermare che li sotto era impossibile entrare. Questo concetto oggi non ha più nessun fondamento poichè, in generale, si può tranquillamente affermare che oramai la mosca può essere messa in qualunque punto del fiume e come si vuole, questo grazie proprio all'evoluzione del lancio.
Molte volte ho sentito dire dai vecchi pescatori che per pescare bene non è necessario essere degli esibizionisti, e non posso che essere d'accordo con questa tesi, ma dall'affermare questo a poter arrivare a piazzare la mosca dove si vuole, effettivamente troppo ce ne passa, come, per riprendere l'esempio di prima, entrare sotto la vegetazione e tentare di prendere la trota che la sotto si sente protetta. Premesso questo, diciamo che una delle mete di tutti i pescatori a mosca è appunto andare a bersaglio nei punti più difficili confermando la tesi che è più bello prendere una trotella 'difficile' che una trota 'facile' magari grossa. Quindi entrare sotto la vegetazione con la coda di topo è una di queste mete se non altro per la soddisfazione che può dare, ed uno dei lanci per poter esaudire questa esigenza è il Radente. Questo lancio che è forse quello che riassume un po' tutta la filosofia della velocità, può sembrare di difficile esecuzione, ed in effetti, se non insegnato da qualcuno in grado di saperlo fare, effettivamente lo è.
Il radente è un lancio che come si è detto ha la funzione di entrare sotto la vegetazione bassa sull'acqua, e per poterlo eseguire correttamente la coda di topo va fatta viaggiare parallelamente ed a pochi centimetri da questa. Il 'difficile' sta proprio nel soddisfare questa priorità, e a lancio avvenuto, è come se qualcuno tirasse dall'altro capo la coda di topo.
L'elemento primario per esaudire questa esigenza è l'altissima velocità che si dovrà imprimere alla coda per far questo sarà necessario operare in maniera diversa dal solito. La sua esecuzione prevede di impiegare, come parte primaria, il pedone della canna a differenza di quei lanci, chiamiamoli normali, che utilizzano prioritariamente il vettino. Questo per dei motivi tecnici basilari che andremo a vedere. In effetti il radente oltre che efficace è anche bello da vedersi e le operazioni per eseguirlo sono finalizzate a sfruttare al massimo gli spazi che il braccio ha a disposizione. Premesso che l'esecuzione sia del radente che de sovrapposto non è semplicissima, con questo articolo si vuole solo mettere a conoscenza il lettore dell'esistenza di questi lanci particolari.
Tornando al radente si parte con la canna abbastanza alta alle nostre spalle e perfettamente perpendicolare senza quindi nessuna inclinazione. Si scenderà verso il basso avendo cura di portare in avanti il pedone della canna e quindi il mulinello e tenere il vettino leggermente indietro rispetto a quest'ultimo. Il motivo di tale operazione è quello di caricare il pedone della canna piuttosto che altre parti della stessa. Andando avanti così sempre con il pedone avanzato e aumentando progressivamente la velocità, si scenderà in basso fino a distendere il braccio parallelamente al fianco del corpo o poco in avanti. Quando si è arrivati quasi alla distensione completa del braccio senza ruotare il polso, e questa è una operazione di estrema importanza, si imprimerà l'ultimo scatto espresso in uno spazio minimo e si scaricherà la canna. Il vettino fungerà da mirino e servirà ad indirizzare la coda di topo la quale viaggerà parallela alla superficie dell'acqua molto velocemente.
Il ruolo assunto dal pedone della canna è stato fondamentale in quanto caricandosi fin quasi a braccio disteso e scaricando poi la sua potenza in un minimo spazio a canna quasi parallela all'acqua, ha generato molta velocità e contemporaneamente la canna si troverà molto bassa e parallela all'acqua. In effetti il segreto per effettuare un buon lancio radente è proprio quello di scaricare all'ultimo il pedone della canna senza far ruotare assolutamente il polso. Nello stesso momento la sinistra avrà sempre tenuto in tensione la coda che come al solito nel momento di massima accelerazione avrà trazionato ulteriormente per poter dare più velocità alla coda.
Il rilascio di quest'ultima avverrà in ritardo quasi a distensione completata. La coda viaggerà per qualche metro praticamente parallela all'acqua e molto bassa, potendo entrare facilmente anche sotto le più basse fronde. In sintesi si può subito immaginare che in questo lancio se non si hanno sincronismo e velocità i risultati sono pressoché scarsi o nulli. Altro discorso va fatto per il sovrapposto, lancio di indiscussa efficacia. Il sovrapposto, che per grandi linee assomiglia un po' al radente, oltre che entrare sotto la vegetazione, possiede dei vantaggi come quello di combattere il dragaggio e di gestire molto bene, diciamo così, la corsa della mosca. Il sovrapposto non è un lancio parallelo come il radente ma, anche se come partenza è simile all'altro, alla fine avrà un'angolazione.
Il segreto di questo lancio è appunto quello di far arrivare per prima sull'acqua la parte iniziale della coda quella a cui si annoda il finale. Quest'ultimo viaggerà per forza di inerzia sopra di essa camminando a bassa velocità ed è questo in effetti lo scopo del lancio rendendolo di grande efficacia. Per la sua esecuzione, a differenza del radente si fletterà il poso, avanzando contemporaneamente il braccio di poco, nel momento in cui quest'ultimo sta quasi disteso lungo il fianco, facendo in tal modo assumere alla coda un andamento angolato, e rilasciando però in anticipo, e questa è l'operazione più importante, la coda di topo con la sinistra contemporaneamente all'adagiarsi in acqua della parte iniziale della coda. A questo punto la velocità iniziale che si era impressa alla coda, si smorzerà permettendo al finale di indirizzarsi a bassa velocità sull'obbiettivo Il segreto dell'efficacia di questo lancio sta appunto nella gestione del finale. In effetti rilasciando più o meno prima la coda di topo potremo o raggruppare il finale o indirizzare la mosca a bassa velocità sull'obiettivo. Per l'attrezzatura è d'obbligo una coda leggera DT massimo una 3 lanciata con una canna rapida che non sia assolutamente solo di punta pena il difficile caricamento del pedone della stessa.
ERRORI E CAUSE.
RADENTE
Errore Coda che fa una pancia al centro.
Cause Poca tensione di coda e/o rotazione della canna.
Errore Coda che picchia sull'acqua violentemente.
causa Errata angolazione in chiusura del lancio.
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I Lanci Rovesci
I Lanci Rovesci
Se risalendo il fiume ci troviamo con la sponda di mano, per intenderci quella di destra, (sinistra per i mancini) piena di vegetazione e non possiamo quindi lanciare avremo due possibilità, o cambiamo sponda o cambiamo lancio. Se si prende in esame la seconda ipotesi che è la più normale, sarà necessario eseguire un lancio rovescio o contromano.
Ci sono due modi per eseguire il lancio rovescio quello classico e il rovescio parallelo che è uno un po' più completo poiché, oltre che ad essere migliore come lancio rovescio fa anche da base per altri lanci come ad esempio il ribaltato rovescio.
Rovescio classico
Il rovescio classico si esegue spostando di circa 90° da destra a sinistra la canna quindi da una posizione di 45° sul lancio normale a 45° sul lancio rovescio.
Utilizzando questo nuovo piano si lancio si dovrà eseguire un M.S. indietro poco prima che la mano che tiene la canna arrivi a contatto della parte sinistra del nostro petto, parte che farà da stop all'escursione della canna. Quei 20 cm circa che separano la mano dal petto dopo il M.S. serviranno ad eseguire un piccolo, ma sufficiente, ammortizzamento che servirà, come sempre a non fermare il lancio e ad evitare una ripartenza da fermo che potrebbe causare una chiusura del loop.Il lancio in avanti si eseguirà sempre in progressione e si chiuderà con un M.S. molto avanzato, ovvero con la canna quasi distesa in avanti proprio per sfruttare al massimo il minore spazio che si avrà a disposizione per accelerare. Una nota estremamente importante è relativa all'uso della mano sinistra che, per evitare angoli tra il primo anello della canna e la coda, dovrà essere il più possibile vicino all'asse della canna.
Rovescio parallelo
Il rovescio parallelo è un lancio molto più completo di quello classico. Prima di tutto la canna non seguirà un piano di lancio di 45° ma ne seguirà uno il più possibile con la canna orizzontale e con una inclinazione di circa 30° rispetto al piano dell'acqua. In effetti la canna opererà al di sopra della testa del pescatore ed avrà uno spazio molto maggiore di quello sfruttato dal rovescio classico proprio per non avere impedimenti durante il suo tragitto nel lancio indietro come invece accade per il rovescio classico. Questo piano di lancio orizzontale aumenterà lo spazio che farà produrre alla coda una velocità maggiore con i relativi benefici. Questo piano di lancio di circa 30° servirà per lanciare la mosca in angolazione direttamente verso l'obbiettivo così da sfruttare la forza di gravità e rendere il lancio più pulito e preciso. Anche qui il M.S. sarà dato quasi alla fine sempre per sfruttare al massimo tutta l'escursione del braccio. La mano sinistra dovrà alzarsi di molto poiché anche in questo caso dovrà stare il più vicino possibile alla canna sempre per lo stesso motivo anche se non potrà, per ovvii motivi, essere proprio in asse con essa. Nel lancio indietro il M.S. sarà eseguito più o meno al di sopra della testa del pescatore e sarà seguito da un ammortizzamento della canna molto maggiore che darà anche più vantaggi in termini di progressione. La canna nell'intero arco di lancio, cioè dalla ripartenza in avanti fino alla chiusura, compirà un arco completo di 180° a dimostrazione del totale sfruttamento dello spazio a disposizione.
Se risalendo il fiume ci troviamo con la sponda di mano, per intenderci quella di destra, (sinistra per i mancini) piena di vegetazione e non possiamo quindi lanciare avremo due possibilità, o cambiamo sponda o cambiamo lancio. Se si prende in esame la seconda ipotesi che è la più normale, sarà necessario eseguire un lancio rovescio o contromano.
Ci sono due modi per eseguire il lancio rovescio quello classico e il rovescio parallelo che è uno un po' più completo poiché, oltre che ad essere migliore come lancio rovescio fa anche da base per altri lanci come ad esempio il ribaltato rovescio.
Rovescio classico
Il rovescio classico si esegue spostando di circa 90° da destra a sinistra la canna quindi da una posizione di 45° sul lancio normale a 45° sul lancio rovescio.
Utilizzando questo nuovo piano si lancio si dovrà eseguire un M.S. indietro poco prima che la mano che tiene la canna arrivi a contatto della parte sinistra del nostro petto, parte che farà da stop all'escursione della canna. Quei 20 cm circa che separano la mano dal petto dopo il M.S. serviranno ad eseguire un piccolo, ma sufficiente, ammortizzamento che servirà, come sempre a non fermare il lancio e ad evitare una ripartenza da fermo che potrebbe causare una chiusura del loop.Il lancio in avanti si eseguirà sempre in progressione e si chiuderà con un M.S. molto avanzato, ovvero con la canna quasi distesa in avanti proprio per sfruttare al massimo il minore spazio che si avrà a disposizione per accelerare. Una nota estremamente importante è relativa all'uso della mano sinistra che, per evitare angoli tra il primo anello della canna e la coda, dovrà essere il più possibile vicino all'asse della canna.
Rovescio parallelo
Il rovescio parallelo è un lancio molto più completo di quello classico. Prima di tutto la canna non seguirà un piano di lancio di 45° ma ne seguirà uno il più possibile con la canna orizzontale e con una inclinazione di circa 30° rispetto al piano dell'acqua. In effetti la canna opererà al di sopra della testa del pescatore ed avrà uno spazio molto maggiore di quello sfruttato dal rovescio classico proprio per non avere impedimenti durante il suo tragitto nel lancio indietro come invece accade per il rovescio classico. Questo piano di lancio orizzontale aumenterà lo spazio che farà produrre alla coda una velocità maggiore con i relativi benefici. Questo piano di lancio di circa 30° servirà per lanciare la mosca in angolazione direttamente verso l'obbiettivo così da sfruttare la forza di gravità e rendere il lancio più pulito e preciso. Anche qui il M.S. sarà dato quasi alla fine sempre per sfruttare al massimo tutta l'escursione del braccio. La mano sinistra dovrà alzarsi di molto poiché anche in questo caso dovrà stare il più vicino possibile alla canna sempre per lo stesso motivo anche se non potrà, per ovvii motivi, essere proprio in asse con essa. Nel lancio indietro il M.S. sarà eseguito più o meno al di sopra della testa del pescatore e sarà seguito da un ammortizzamento della canna molto maggiore che darà anche più vantaggi in termini di progressione. La canna nell'intero arco di lancio, cioè dalla ripartenza in avanti fino alla chiusura, compirà un arco completo di 180° a dimostrazione del totale sfruttamento dello spazio a disposizione.

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La doppia trazione
La doppia trazione
Uno degli obiettivi che i pescatori a mosca si sono sempre prefissati e' stata la distanza e a conferma di questo fino a qualche anno fa chi era in grado di 'allungare molto' era considerato un ottimo lanciatore. In effetti il fascino legato alla soddisfazione che può dare il raggiungimento di una meta posta lontano dal pescatore e' sicuramente unico...
Nei nostri fiumi, in particolar modo quelli appenninici, le distanze cosiddette da pesca sono contenute, e quando si è in grado di raggiungere facilmente i dieci/dodici metri, ci si può accontentare, anche perché in questi luoghi la cosa più importante è come arrivare a queste distanze il che significa che a monte si deve avere una buona preparazione. Fare distanza invece si rende necessario in siti in cui gli obbiettivi da raggiungere sono posti a ben altre distanze tipo i grossi fiumi del nord, oppure più semplicemente i laghi alpini in cui a volte i salmonidi bollano a cospicue distanze dal pescatore. Per poter arrivare a depositare la mosca a lunghe distanze è necessario compiere delle operazioni ben precise che differiscono molto dal lancio chiamiamolo normale. Se per lanciare a dodici o quindici metri basta utilizzare la mano sinistra in trazione semplice cioè trazionarla quasi solo nel momento spinta in avanti, per allungare di molto la coda di topo è necessario, oltre che operare con la canna in modo ben preciso, utilizzare molto di più la sinistra trazionando due volte cioè in 'doppia trazione'. Questa operazione utilizzata anche nelle gare di lancio su prato per raggiungere anche quaranta e più metri, come dicevamo è necessaria al fine di allungare la coda per dei motivi dinamici ben precisi. In primo luogo più la coda si allunga e più andranno sfruttati al massimo i mezzi meccanici a nostra disposizione che in questo caso sono le nostre braccia, in secondo luogo con l'aumento della distanza è necessario aumentare la tensione sulla coda e di conseguenza trazionare di più.
La doppia trazione può apparire a prima vista più impegnativa di altri lanci se nonaltro per la grossa quantità di coda che si deve gestire, ma alla fine si rivela un lancio non meno facile e non più difficile di altri. Effettuare la doppia trazione con code leggere e pesanti non è la stessa cosa nel senso che le due attrezzature richiedono dei tempi e delle metodologie che anche se somiglianti tra loro, sono però diverse
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]Occupiamoci in questo caso della doppia trazione effettuata con le code leggere. Come prima cosa va ricordato che nella doppia trazione i tempi, rispetto ad un lancio normale in cui è indispensabile eseguire dei movimenti definiti no-stop, sono diversi con delle inevitabili pause particolare questo che vedremo più avanti. Come prima cosa andrà sistemata l'angolazione del corpo che nella doppia sarà girato di circa 45° con il piede sinistro in avanti. Si dovrà tirare fuori dal mulinello la quantità giusta di coda che si è decisi di lanciare e depositarla in terra a larghe spire. A questo punto impugnata bene la canna con la destra e la coda con la sinistra molto vicino al primo anello della canna si inizierà il lancio indietro. Da ricordare sempre che in questo lancio è estremamente importante l'asse coda - vetta della canna poiché se nel lancio normale questo è fondamentale per non perdere tensione, nella doppia questo fattore diventa considerevole, perché anche un piccolo fuori asse comprometterebbe fin dall'inizio tutta l'operazione di lancio. Mentre la canna spinge la coda alle spalle, contemporaneamente la sinistra la tenderà verso la parte opposta della canna arrivando a stenderla completamente effettuando così la prima trazione. Ben tesa la coda viaggerà veloce all'indietro stendendosi, mentre con lo sguardo si dovrà seguire la sua corsa. La canna dovrà arrivare scarica quasi ad essere parallela al terreno ed il braccio ben disteso all'indietro avendo cura di controllare la coda che viaggerà molto più alta per non scendere troppo in fretta.
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La sinistra, che in questo lancio possiede una grossa importanza non appena la coda comincia a stendersi all'indietro, con una operazione che potremmo definire di controllo, frenandola leggermente, la accompagnerà e si avvicinerà al primo anello della canna. Da qui prima che la coda scenda verso terra, in progressione si inizierà il lancio in avanti con la canna e contemporaneamente la sinistra inizierà la seconda trazione che avrà la sua massima efficacia nel momento di massima spinta della canna, e finirà la sua corsa con il braccio disteso all'indietro. A questo punto si lascerà andare la coda e si farà il primo shooting e prima che la coda scenda si ripeterà tutta l'operazione fino a quando l'ultima porzione di coda svolta dal mulinello e depositata in terra uscirà dagli anelli dalla canna con l'ultimo shooting. In linea di massima questa è la doppia trazione con le code leggere. Il motivo per il quale si debbono effettuare degli stop, è legato al fatto che essendo la quantità di coda rispetto ad un lancio normale maggiore, dovremo darle il tempo di stendersi. Il fatto che la canna dopo aver effettuato il lancio all'indietro debba arrivare ad essere quasi parallela al terreno, è dovuto alla maggior quantità di spazio che in questo modo si ottiene per produrre più velocità. La sinistra nel lancio all'indietro mentre accompagnerà con una andatura piuttosto lenta la coda, la frenerà leggermente per poter consentire un maggior controllo e quindi guidare al meglio la sua destinazione oltre a tenerla sempre in tensione e avrà molto più spazio per accelerare nella seconda trazione, quella nel lancio in avanti, essendo arrivata quasi a toccare il primo anello della canna. Nella seconda trazione, quella in avanti, la sinistra compirà una grossa escursione aumentando così di molto la trazione partendo praticamente da vicino al primo anello della canna che è quasi distesa all'indietro, per finire allungata al massimo dalla parte opposta. Come abbiamo visto, tutte le operazioni che vanno eseguite per la doppia, hanno bisogno di tanto spazio per le braccia per poter sfruttare al meglio gli spazi e quindi aumentare la velocità.
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CAUSE DEGLI ERRORI:
1) CODA CHE HA DIFFICOLTA' A STENDERSI: Causa: errata spinta, oppure poca trazione delle sinistra, oppure operazione di lancio effettuata senza progressione.
2) CODA CHE DIETRO TOCCA TERRA: Causa: spinta all'indietro effettuata troppo verso il basso.
3) RICHIAMO IN AVANTI DELLA CODA DIFFICOLTOSO: Causa: nel lancio all'indietro si è generato un fuori asse che ha fatto perdere la tensione alla coda compromettendo il lancio in avanti.
4) SHOOTING POCO EFFICACE: Cause: errata trazione della sinistra con perdita di velocità. Il rilascio della coda dovrà avvenire sempre con un po' di ritardo per avere una maggiore trazione.
Uno degli obiettivi che i pescatori a mosca si sono sempre prefissati e' stata la distanza e a conferma di questo fino a qualche anno fa chi era in grado di 'allungare molto' era considerato un ottimo lanciatore. In effetti il fascino legato alla soddisfazione che può dare il raggiungimento di una meta posta lontano dal pescatore e' sicuramente unico...
Nei nostri fiumi, in particolar modo quelli appenninici, le distanze cosiddette da pesca sono contenute, e quando si è in grado di raggiungere facilmente i dieci/dodici metri, ci si può accontentare, anche perché in questi luoghi la cosa più importante è come arrivare a queste distanze il che significa che a monte si deve avere una buona preparazione. Fare distanza invece si rende necessario in siti in cui gli obbiettivi da raggiungere sono posti a ben altre distanze tipo i grossi fiumi del nord, oppure più semplicemente i laghi alpini in cui a volte i salmonidi bollano a cospicue distanze dal pescatore. Per poter arrivare a depositare la mosca a lunghe distanze è necessario compiere delle operazioni ben precise che differiscono molto dal lancio chiamiamolo normale. Se per lanciare a dodici o quindici metri basta utilizzare la mano sinistra in trazione semplice cioè trazionarla quasi solo nel momento spinta in avanti, per allungare di molto la coda di topo è necessario, oltre che operare con la canna in modo ben preciso, utilizzare molto di più la sinistra trazionando due volte cioè in 'doppia trazione'. Questa operazione utilizzata anche nelle gare di lancio su prato per raggiungere anche quaranta e più metri, come dicevamo è necessaria al fine di allungare la coda per dei motivi dinamici ben precisi. In primo luogo più la coda si allunga e più andranno sfruttati al massimo i mezzi meccanici a nostra disposizione che in questo caso sono le nostre braccia, in secondo luogo con l'aumento della distanza è necessario aumentare la tensione sulla coda e di conseguenza trazionare di più.
La doppia trazione può apparire a prima vista più impegnativa di altri lanci se nonaltro per la grossa quantità di coda che si deve gestire, ma alla fine si rivela un lancio non meno facile e non più difficile di altri. Effettuare la doppia trazione con code leggere e pesanti non è la stessa cosa nel senso che le due attrezzature richiedono dei tempi e delle metodologie che anche se somiglianti tra loro, sono però diverse
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La sinistra, che in questo lancio possiede una grossa importanza non appena la coda comincia a stendersi all'indietro, con una operazione che potremmo definire di controllo, frenandola leggermente, la accompagnerà e si avvicinerà al primo anello della canna. Da qui prima che la coda scenda verso terra, in progressione si inizierà il lancio in avanti con la canna e contemporaneamente la sinistra inizierà la seconda trazione che avrà la sua massima efficacia nel momento di massima spinta della canna, e finirà la sua corsa con il braccio disteso all'indietro. A questo punto si lascerà andare la coda e si farà il primo shooting e prima che la coda scenda si ripeterà tutta l'operazione fino a quando l'ultima porzione di coda svolta dal mulinello e depositata in terra uscirà dagli anelli dalla canna con l'ultimo shooting. In linea di massima questa è la doppia trazione con le code leggere. Il motivo per il quale si debbono effettuare degli stop, è legato al fatto che essendo la quantità di coda rispetto ad un lancio normale maggiore, dovremo darle il tempo di stendersi. Il fatto che la canna dopo aver effettuato il lancio all'indietro debba arrivare ad essere quasi parallela al terreno, è dovuto alla maggior quantità di spazio che in questo modo si ottiene per produrre più velocità. La sinistra nel lancio all'indietro mentre accompagnerà con una andatura piuttosto lenta la coda, la frenerà leggermente per poter consentire un maggior controllo e quindi guidare al meglio la sua destinazione oltre a tenerla sempre in tensione e avrà molto più spazio per accelerare nella seconda trazione, quella nel lancio in avanti, essendo arrivata quasi a toccare il primo anello della canna. Nella seconda trazione, quella in avanti, la sinistra compirà una grossa escursione aumentando così di molto la trazione partendo praticamente da vicino al primo anello della canna che è quasi distesa all'indietro, per finire allungata al massimo dalla parte opposta. Come abbiamo visto, tutte le operazioni che vanno eseguite per la doppia, hanno bisogno di tanto spazio per le braccia per poter sfruttare al meglio gli spazi e quindi aumentare la velocità.
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1) CODA CHE HA DIFFICOLTA' A STENDERSI: Causa: errata spinta, oppure poca trazione delle sinistra, oppure operazione di lancio effettuata senza progressione.
2) CODA CHE DIETRO TOCCA TERRA: Causa: spinta all'indietro effettuata troppo verso il basso.
3) RICHIAMO IN AVANTI DELLA CODA DIFFICOLTOSO: Causa: nel lancio all'indietro si è generato un fuori asse che ha fatto perdere la tensione alla coda compromettendo il lancio in avanti.
4) SHOOTING POCO EFFICACE: Cause: errata trazione della sinistra con perdita di velocità. Il rilascio della coda dovrà avvenire sempre con un po' di ritardo per avere una maggiore trazione.

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I Lanci Ribaltati
I Lanci Ribaltati
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Ogni superficie in movimento di un corso d'acqua non e' mai uguale ad un'altra e questo vuol dire che in linea di massima l'approccio al fiume, inteso come lanci da utilizzare per combattere il dragaggio, ha in effetti delle soluzioni diverse. In altre parole non si può correggere una coda per combattere il dragaggio solo in un modo, ma esistono diverse possibilità ognuna relativa ad una certa tipologia di acque.
Partendo da questo presupposto vediamo dove i cosiddetti lanci ribaltati trovano il loro più congeniale utilizzo. Quando tra il pescatore e l'obbiettivo da raggiungere esiste una forte corrente la prima coda da fare e' quella di evitare che la prima porzione di coda da depositare in acqua sia quella che vada a contatto con la corrente forte poiché verrebbe immediatamente trascinata via verso valle mettendo cosi in moto la mosca e generando da subito il dragaggio della stessa. In questo caso e' necessario attuare un lancio idoneo finalizzato a far entrare in contatto della corrente per ultima la coda.
A differenza del lancio in velocità vero e proprio per far si che diventi un curvo si dovra chiaramente agire sulla mano sinistra per far si che questa, rilasciando anticipatamente la coda, vada a smorzare la velocità impressa mantenendo cosi' inalterato quel loop orizzontale che diverrà una volta posato in acqua, un curvo vero e proprio. Come si può evincere il sottovetta può essere considerato a pieno titolo un lancio da 'pesca' intendendo con ciò un lancio finalizzato a facilitare le situazioni di pesca nel vero senso della parola. Questo per dire che molti lanci vengono erroneamente definiti lanci da 'prato', nel senso che sono più spettacolari che pratici, per alcuni questo può essere vero, ma non e' il caso del sottovetta.
Questo esempio, non si addice molto al lancio ribaltato il quale esprime la sua efficacia in altri casi. Uno di questi e' quando tra il pescatore e l'obbiettivo esiste una corrente inferiore a quella esistente sull'altra sponda. In altre parole la finalità di questo lancio e' quella di creare una buona curva, per contrastare la forte corrente opposta, proprio sopra a questa. Ma attenzione i lanci ribaltati e' vero che hanno come fine quello di generare una curva, ma non rientrano nella tipologia dei cosiddetti lanci curvi e che possiedono tutt'altra matrice. Esistono diverse tipologie di ribaltati a seconda delle situazioni. Prendiamo per prima in esame il cosiddetto ribaltato totale. Questo si esegue stando su una sponda e in acqua e pescando, ad esempio, sull'altra più o meno perpendicolarmente ad essa. Si parte lanciando come sempre in direzione dell'obbiettivo preoccupandosi prima di aver preparato nella mano sinistra due ampie spire. Quando la mosca sta per arrivare sull'acqua si deciderà di lasciare la prima spira e contemporaneamente si scenderà con la canna molto bassi e parallelamente alla superficie dell'acqua con il calciolo vicino alla nostra coscia. Senza stop, e questo e' fondamentale per far si che la coda venga a contatto con l'acqua il più tardi possibile, si rialzerà la canna in senso rotatorio fino a riportarla in verticale per rilanciare la coda facendo in modo di aprire contro corrente.
Il significato di aprire controcorrente sta ad indicare che si dovrà praticamente roteare la canna verso monte generando una curva vera e propria della stessa che nell'ultima fase dovrà essere spinta come se stessimo effettuando un lancio vero e proprio. In questo momento quasi contemporaneamente alla spinta, si rilascerà la seconda spira per far si che la curva che si e' creata insieme a parte del finale, rimanga tale senza che la coda si stenda. A questo punto si avrà sull'acqua una coda contrastante la corrente e la mosca libera do muoversi lungo la stessa. Una variante e' quella di quando, stando in acqua, si decide di lanciare un po' più verso monte diciamo dai 45 gradi in su. I movimenti sono gli stessi tranne che quando si dovrà rilanciare la coda che in questo caso verrà proiettata verso la mosca. Questa operazione genererà una curva più stretta contro corrente ed anche una distanza maggiore. Questo vale quando si pesca a favore di corrente ma quando quest'ultima arriva dalla parte opposta ? L'operazione apparentemente può essere considerata più difficile ma in effetti non lo e'. Infatti si dovrà manovrare il tutto con un'azione speculare. Le grosse differenze sono solamente nella direzione della canna in fase di apertura, che invece di trovarsi parallela sull'acqua e vicino alla nostra coscia destra, si troverà sempre parallela ma vicino al nostro ginocchio sinistro e con l'impugnatura della canna rivolta verso il basso.
Questo e' il cosiddetto lancio ribaltato in acqua dritto e rovescio che come abbiamo visto e' finalizzato a contrastare la corrente con la curva che si viene a generare in maniera molto precisa cioè come e dove vogliamo noi, ma ne esiste un'altra versione quella cosiddetta in aria che si utilizza in altre circostanze e come alternativa ad altri tipi di lancio anti-dragaggio. Queste sono ad esempio tutte quella in cui la corrente e' abbastanza omogenea, oppure in tutte quelle situazioni in cui la corrente centrale e' più sostenuta. La sua esecuzione e' discretamente semplice e si parte questa volta con una sola spirale nella mano sinistra e si opera più o meno nella stessa maniera del ribaltato in acqua, solo che il ribaltamento deve avvenire non sopra la superficie liquida ma in aria. Appena si e' lanciato ed immediatamente dopo, si effettuerà una rotazione del vettino della canna contro corrente come nel ribaltato in acqua, ed in quel preciso momento si lascerà la spira della mano sinistra il tutto con la coda sospesa in aria. Questa rotazione del vettino per essere efficace deve avvenire con una certa energia ed essere accompagnata dal braccio. Il risultato non sarà una vera e propria curva come per quello in acqua, ma una sorta di sensibile spostamento verso monte della coda la quale si depositerà in acqua, grazie al suo smorzamento, causato dal rilascio anticipato della sinistra con la spira.
Due cose che si debbono assolutamente ricordare, per poter aver sempre dei risultati con i ribaltati in acqua, sono un ottimo finale e una coda molto ben ingrassata. Per ottimo finale si intende, oltre che alla sua buona proporzione, in particolar modo la sua lunghezza che deve necessariamente essere almeno di 5,00 m. Un finale corto, non servirà praticamente a niente in quanto quando si effettua il ribaltamento questo sistematicamente si ribalterà completamente facendo si che anche la mosca venga trascinata a monte compromettendo cosi tutta l'efficacia del lancio. Il motivo per cui si deve avere una coda ben ingrassata e' perché quest'ultima deve sempre galleggiare bene sulla superficie dell'acqua. Una coda male ingrassata e' una facile preda della corrente che inevitabilmente la spingerà sotto la superficie dell'acqua. Il grosso problema sta nel rilanciarla o meglio ribaltarla verso monte poiché questa, essendo praticamente bloccata sott'acqua, non potrà mai staccarsi dalla superficie liquida. Molti fanno paragoni tra il mending e il ribaltato. La differenza sostanziale che esiste tra questi due lanci e' che il primo più che un lancio e' una operazione di correzione della coda e può essere da complemento per tutti i lanci che prevedono un modellamento della coda e può essere eseguito a più riprese dopo il lancio base, mentre il secondo e' un lancio vero e proprio con tutte le sue specifiche e finalità. I lanci ribaltati daranno i risultati migliori utilizzando code leggere.
RISULTATI E CAUSE
Risultato:
Mosca che nel momento del ribaltamento viene trascinata dragando sull'acqua.
Cause:
Cattivo rilasciamento della prima spira nella sinistra.
Spira troppo piccola.
Risultato:
Scarso ribaltamento della coda.
Cause:
Poca spinta nel momento del ribaltamento.
Poca escursione del braccio nel momento del ribaltamento.
Troppo anticipo nel rilascio della spira con la mano sinistra. D) Coda male ingrassata preda della corrente.
Risultato:
Mosca che nel momento del ribaltamento viene trasportata e quindi 'salta' verso monte.
Cause:
Finale troppo corto.
Eccessiva spinta nel ribaltamento.
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Ogni superficie in movimento di un corso d'acqua non e' mai uguale ad un'altra e questo vuol dire che in linea di massima l'approccio al fiume, inteso come lanci da utilizzare per combattere il dragaggio, ha in effetti delle soluzioni diverse. In altre parole non si può correggere una coda per combattere il dragaggio solo in un modo, ma esistono diverse possibilità ognuna relativa ad una certa tipologia di acque.
Partendo da questo presupposto vediamo dove i cosiddetti lanci ribaltati trovano il loro più congeniale utilizzo. Quando tra il pescatore e l'obbiettivo da raggiungere esiste una forte corrente la prima coda da fare e' quella di evitare che la prima porzione di coda da depositare in acqua sia quella che vada a contatto con la corrente forte poiché verrebbe immediatamente trascinata via verso valle mettendo cosi in moto la mosca e generando da subito il dragaggio della stessa. In questo caso e' necessario attuare un lancio idoneo finalizzato a far entrare in contatto della corrente per ultima la coda.
A differenza del lancio in velocità vero e proprio per far si che diventi un curvo si dovra chiaramente agire sulla mano sinistra per far si che questa, rilasciando anticipatamente la coda, vada a smorzare la velocità impressa mantenendo cosi' inalterato quel loop orizzontale che diverrà una volta posato in acqua, un curvo vero e proprio. Come si può evincere il sottovetta può essere considerato a pieno titolo un lancio da 'pesca' intendendo con ciò un lancio finalizzato a facilitare le situazioni di pesca nel vero senso della parola. Questo per dire che molti lanci vengono erroneamente definiti lanci da 'prato', nel senso che sono più spettacolari che pratici, per alcuni questo può essere vero, ma non e' il caso del sottovetta.
Questo esempio, non si addice molto al lancio ribaltato il quale esprime la sua efficacia in altri casi. Uno di questi e' quando tra il pescatore e l'obbiettivo esiste una corrente inferiore a quella esistente sull'altra sponda. In altre parole la finalità di questo lancio e' quella di creare una buona curva, per contrastare la forte corrente opposta, proprio sopra a questa. Ma attenzione i lanci ribaltati e' vero che hanno come fine quello di generare una curva, ma non rientrano nella tipologia dei cosiddetti lanci curvi e che possiedono tutt'altra matrice. Esistono diverse tipologie di ribaltati a seconda delle situazioni. Prendiamo per prima in esame il cosiddetto ribaltato totale. Questo si esegue stando su una sponda e in acqua e pescando, ad esempio, sull'altra più o meno perpendicolarmente ad essa. Si parte lanciando come sempre in direzione dell'obbiettivo preoccupandosi prima di aver preparato nella mano sinistra due ampie spire. Quando la mosca sta per arrivare sull'acqua si deciderà di lasciare la prima spira e contemporaneamente si scenderà con la canna molto bassi e parallelamente alla superficie dell'acqua con il calciolo vicino alla nostra coscia. Senza stop, e questo e' fondamentale per far si che la coda venga a contatto con l'acqua il più tardi possibile, si rialzerà la canna in senso rotatorio fino a riportarla in verticale per rilanciare la coda facendo in modo di aprire contro corrente.
Il significato di aprire controcorrente sta ad indicare che si dovrà praticamente roteare la canna verso monte generando una curva vera e propria della stessa che nell'ultima fase dovrà essere spinta come se stessimo effettuando un lancio vero e proprio. In questo momento quasi contemporaneamente alla spinta, si rilascerà la seconda spira per far si che la curva che si e' creata insieme a parte del finale, rimanga tale senza che la coda si stenda. A questo punto si avrà sull'acqua una coda contrastante la corrente e la mosca libera do muoversi lungo la stessa. Una variante e' quella di quando, stando in acqua, si decide di lanciare un po' più verso monte diciamo dai 45 gradi in su. I movimenti sono gli stessi tranne che quando si dovrà rilanciare la coda che in questo caso verrà proiettata verso la mosca. Questa operazione genererà una curva più stretta contro corrente ed anche una distanza maggiore. Questo vale quando si pesca a favore di corrente ma quando quest'ultima arriva dalla parte opposta ? L'operazione apparentemente può essere considerata più difficile ma in effetti non lo e'. Infatti si dovrà manovrare il tutto con un'azione speculare. Le grosse differenze sono solamente nella direzione della canna in fase di apertura, che invece di trovarsi parallela sull'acqua e vicino alla nostra coscia destra, si troverà sempre parallela ma vicino al nostro ginocchio sinistro e con l'impugnatura della canna rivolta verso il basso.
Questo e' il cosiddetto lancio ribaltato in acqua dritto e rovescio che come abbiamo visto e' finalizzato a contrastare la corrente con la curva che si viene a generare in maniera molto precisa cioè come e dove vogliamo noi, ma ne esiste un'altra versione quella cosiddetta in aria che si utilizza in altre circostanze e come alternativa ad altri tipi di lancio anti-dragaggio. Queste sono ad esempio tutte quella in cui la corrente e' abbastanza omogenea, oppure in tutte quelle situazioni in cui la corrente centrale e' più sostenuta. La sua esecuzione e' discretamente semplice e si parte questa volta con una sola spirale nella mano sinistra e si opera più o meno nella stessa maniera del ribaltato in acqua, solo che il ribaltamento deve avvenire non sopra la superficie liquida ma in aria. Appena si e' lanciato ed immediatamente dopo, si effettuerà una rotazione del vettino della canna contro corrente come nel ribaltato in acqua, ed in quel preciso momento si lascerà la spira della mano sinistra il tutto con la coda sospesa in aria. Questa rotazione del vettino per essere efficace deve avvenire con una certa energia ed essere accompagnata dal braccio. Il risultato non sarà una vera e propria curva come per quello in acqua, ma una sorta di sensibile spostamento verso monte della coda la quale si depositerà in acqua, grazie al suo smorzamento, causato dal rilascio anticipato della sinistra con la spira.
Due cose che si debbono assolutamente ricordare, per poter aver sempre dei risultati con i ribaltati in acqua, sono un ottimo finale e una coda molto ben ingrassata. Per ottimo finale si intende, oltre che alla sua buona proporzione, in particolar modo la sua lunghezza che deve necessariamente essere almeno di 5,00 m. Un finale corto, non servirà praticamente a niente in quanto quando si effettua il ribaltamento questo sistematicamente si ribalterà completamente facendo si che anche la mosca venga trascinata a monte compromettendo cosi tutta l'efficacia del lancio. Il motivo per cui si deve avere una coda ben ingrassata e' perché quest'ultima deve sempre galleggiare bene sulla superficie dell'acqua. Una coda male ingrassata e' una facile preda della corrente che inevitabilmente la spingerà sotto la superficie dell'acqua. Il grosso problema sta nel rilanciarla o meglio ribaltarla verso monte poiché questa, essendo praticamente bloccata sott'acqua, non potrà mai staccarsi dalla superficie liquida. Molti fanno paragoni tra il mending e il ribaltato. La differenza sostanziale che esiste tra questi due lanci e' che il primo più che un lancio e' una operazione di correzione della coda e può essere da complemento per tutti i lanci che prevedono un modellamento della coda e può essere eseguito a più riprese dopo il lancio base, mentre il secondo e' un lancio vero e proprio con tutte le sue specifiche e finalità. I lanci ribaltati daranno i risultati migliori utilizzando code leggere.
RISULTATI E CAUSE
Risultato:
Mosca che nel momento del ribaltamento viene trascinata dragando sull'acqua.
Cause:
Cattivo rilasciamento della prima spira nella sinistra.
Spira troppo piccola.
Risultato:
Scarso ribaltamento della coda.
Cause:
Poca spinta nel momento del ribaltamento.
Poca escursione del braccio nel momento del ribaltamento.
Troppo anticipo nel rilascio della spira con la mano sinistra. D) Coda male ingrassata preda della corrente.
Risultato:
Mosca che nel momento del ribaltamento viene trasportata e quindi 'salta' verso monte.
Cause:
Finale troppo corto.
Eccessiva spinta nel ribaltamento.

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Il Lancio con la serpentina
Il Lancio con la serpentina
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Lancio che sembra non essere più utilizzato dalle varie tecniche di lancio, la serpentina, anche se non possiede quell'efficacia di lancio antidragaggio che hanno altri lanci, è sempre valido per alcune situazioni specifiche ad esempio lanciando parallelamente alle sponde.
L'asse coda-finale-mosca ben disteso lungo la direttrice principale della corrente, viene immediatamente trascinato a valle con la conseguente scia negativa della mosca.
Se invece lasciando, contemporaneamente al M.S. in avanti, la coda con la sinistra e oscillando orizzontalmente almeno 3/4 volte con la vetta della canna, si produrrà sulla coda in aria una serpentina che andrà a cadere in acqua così com'è "spezzando" così la linearità della coda che avrebbe prodotto il dragaggio immediato.
L'oscillazione orizzontale della vetta della canna più sarà veloce e più produrrà delle spire strette e questo verrà stabilito dalla velocità della corrente e quindi sarà tanto più lenta quanto più veloce sarà la corrente poiché le spire più saranno ampie e più saranno efficaci.
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Lancio che sembra non essere più utilizzato dalle varie tecniche di lancio, la serpentina, anche se non possiede quell'efficacia di lancio antidragaggio che hanno altri lanci, è sempre valido per alcune situazioni specifiche ad esempio lanciando parallelamente alle sponde.
L'asse coda-finale-mosca ben disteso lungo la direttrice principale della corrente, viene immediatamente trascinato a valle con la conseguente scia negativa della mosca.
Se invece lasciando, contemporaneamente al M.S. in avanti, la coda con la sinistra e oscillando orizzontalmente almeno 3/4 volte con la vetta della canna, si produrrà sulla coda in aria una serpentina che andrà a cadere in acqua così com'è "spezzando" così la linearità della coda che avrebbe prodotto il dragaggio immediato.
L'oscillazione orizzontale della vetta della canna più sarà veloce e più produrrà delle spire strette e questo verrà stabilito dalla velocità della corrente e quindi sarà tanto più lenta quanto più veloce sarà la corrente poiché le spire più saranno ampie e più saranno efficaci.

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Il lancio STR - Sottovetta Totale Rallentato
Il lancio STR - Sottovetta Totale Rallentato
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Questo lancio, che è stato messo a punto dalla nostra scuola, è una evoluzione del sottovetta totale che si utilizza sia per entrare sotto la vegetazione sia per presentare la mosca all’improvviso al pesce.
Rallentandolo si riesce non solo a migliorare queste prestazioni ma, inoltre, a generare una curva che serve a combattere il dragaggio. Questa ultima operazione non è che sia una novità per il sottovetta totale ma, rallentandolo, si riesce a far “camminare” questa curva da pochissimi centimetri sul pelo dell’acqua facendo così in modo da “nascondere” l’asse coda finale mosca alla vista del pesce. A differenza del sottovetta classico, che a nostro avviso ha qualche limite in fatto di precisione, quello totale è nato proprio per rendere la posa più precisa in quanto, se ci pensate, il classico sottovetta cambia repentinamente traiettoria dopo esser stato preveduto da dei falsi lanci eseguiti in angolazione. Questo cambio repentino di traiettorie e di dinamiche, non favorisce la precisione pertanto le modifiche apportate sono semplici ma efficaci e cioè, eseguire semplicemente anche i falsi lanci in sottovetta.
altre parole, se si eseguono i falsi lanci con la stessa identica dinamica del lancio finale, sia avrà una maggiore sicurezza che la nostra mosca vada nel punto prima mirato, da qui il termine totale.
Se questa dinamica viene rallentata allora si riuscirà ad essere, oltre che più precisi, molto più silenziosi e mimetici. Vediamo come. Il STR, chiamiamolo così, si esegue con dei movimenti continui, tensioni costanti e andamento lento, in altre parole è un lancio, oltre che efficace, molto armonioso e duttile che fa quindi della sua dinamica a prima vista elaborata ma che in pratica lo è molto meno, un gesto dagli altissimi contenuti tecnici.
Partendo da un sottovetta totale portato alto ma non in velocità (fig. 1), si dovrà alzare la vetta della canna e far scorrere la coda nella sinistra avendo cura di controllarla. Senza fermarsi si dovrà riabbassare la vetta della canna facendo si che la parte centrale della coda si ancori in acqua (fig. 2) mentre il loop orizzontale creatosi con il sottovetta prosegua la sua corsa su di un piano inclinato verso l’obbiettivo. Il motivo per il quale si deve ancorare la parte centrale della coda in acqua serve a eliminare la tensione che manterrebbe la velocità iniziale mentre è necessario far planare dolcemente, nascondendolo alla vista della trota, l’asse coda finale mosca, che è poi proprio il fine di questo lancio, depositando la mosca molto delicatamente ed a bassissima velocità. (fig. 3)
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Se questa dinamica viene rallentata allora si riuscirà ad essere, oltre che più precisi, molto più silenziosi e mimetici. Vediamo come. Il STR, chiamiamolo così, si esegue con dei movimenti continui, tensioni costanti e andamento lento, in altre parole è un lancio, oltre che efficace, molto armonioso e duttile che fa quindi della sua dinamica a prima vista elaborata ma che in pratica lo è molto meno, un gesto dagli altissimi contenuti tecnici.
Partendo da un sottovetta totale portato alto ma non in velocità (fig. 1), si dovrà alzare la vetta della canna e far scorrere la coda nella sinistra avendo cura di controllarla. Senza fermarsi si dovrà riabbassare la vetta della canna facendo si che la parte centrale della coda si ancori in acqua (fig. 2) mentre il loop orizzontale creatosi con il sottovetta prosegua la sua corsa su di un piano inclinato verso l’obbiettivo. Il motivo per il quale si deve ancorare la parte centrale della coda in acqua serve a eliminare la tensione che manterrebbe la velocità iniziale mentre è necessario far planare dolcemente, nascondendolo alla vista della trota, l’asse coda finale mosca, che è poi proprio il fine di questo lancio, depositando la mosca molto delicatamente ed a bassissima velocità. (fig. 3)

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